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Inquinamento atmosferico e COVID 19 - parte il progetto PULVIRUS per studiarne la correlazione

Pubblicato il 29 Aprile 2020

Durante il periodo di lockdown delle scorse settimane è stato rilevato da numerose ARPA regionali una tendenza alla riduzione degli inquinanti atmosferici.

Si riporta a titolo informativo alcune di queste analisi, che mettono in evidenza che l'interazione tra attività antropiche ed inquinamento è molto complessa ed influenzata da numerosi fattori. Una rilevazione riscontrata in quasi tutta Italia presenta una generale riduzione dei biossidi di azoto (vedi a riguardo il seguente LINK), mentre in relazione al particolato sono stati rilevati risultati che in alcuni casi non hanno manifestato significative riduzioni, mettendo in evidenza che questo inquinante è influenzato da numerosi fattori.

ARPA LOMBARDIA (3 APRILE 2020) - Analisi preliminare QA-COVID19 LOMBARDIA 

Lo studio ha evidenziato che il trend di generale riduzione delle concentrazioni degli inquinanti che si sta osservando in questo periodo deve essere attribuito, in proporzioni non quantificabili in modo preciso e comunque dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante, all'insieme di 3 fattori: riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni meteorologiche (comunemente meno favorevoli all'accumulo in questo periodo dell'anno) e condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti.

Dall'analisi dei dati di qualità dell'aria risulta che le misure messe in atto per fronteggiare l'emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in particolare dal traffico veicolare, che sono più evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico - NO, benzene e in parte NO2. Nel bacino padano, la riduzione rilevata per il particolato è influenzata in modo significativo dalla presenza della componente secondaria. Infatti, si è osservato che le drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l'entità. Ciò evidenzia in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, trasporto e all'accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficoltà di ridurre in modo drastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie.- 

ARPA VENETO (16 MARZO 2020) - COMUNICATO STAMPA "INQUINAMENTO DELL'ARIA IN VENETO. PERCHE' LA RIDUZIONE DEL TRAFFICO PER L’EMERGENZA COVID NON INCIDE SULLE POLVERI"

Come mai la riduzione del traffico per l'emergenza Covid non ha drasticamente ridotto le polveri? Nonostante anche il bollettino Arpav di oggi attesti allerta zero in tutta la regione, molti hanno osservato che in questi ultimi giorni le centraline Arpav non hanno rilevato valori bassissimi di inquinamento da polveri. “Il motivo principale – spiega Luca Marchesi, direttore generale dell’Agenzia veneta – è la stretta correlazione fra polveri e meteo. Quest'ultimo è comunque e sempre nel breve termine il fattore determinante e prevale rispetto agli altri fattori emissivi. In questo periodo ad una settimana, a fine febbraio, di vento e pioggia che ha abbassato i livelli, ne è seguita una di grande stabilità atmosferica. Inoltre più persone a casa significa più riscaldamento acceso. La notizia positiva è che in primavera le condizioni meteo sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti e quindi nel prossimo periodo l'aria dovrebbe migliorare”.
 
Nel dettaglio l'analisi dell'Osservatorio aria Arpav
Da oltre 20 giorni in Veneto le concentrazioni di PM10 rilevate dalla rete di monitoraggio Arpav sono piuttosto basse. Pertanto dal 25 febbraio il livello di allerta in tutta la regione è verde (livello 0). Tale situazione è strettamente legata alle condizioni meteorologiche. Nel dettaglio nelle ultime due settimane vi è stata una serie di impulsi perturbati dopo un quasi un mese e mezzo di stabilità atmosferica e scarsità di precipitazioni. L’instabilità ha favorito la dispersione degli inquinanti abbassando significativamente le loro concentrazioni in aria.
 
E’ importante tenere conto che, a causa delle restrizioni alla circolazione delle persone legate all’emergenza COVid-19, il quadro emissivo regionale, dall’ultima settimana di febbraio, si è probabilmente discostato da quello normale, con una flessione soprattutto delle emissioni da traffico veicolare.
Il traffico impatta principalmente sulle emissioni di ossidi di azoto. Per quanto riguarda invece il particolato atmosferico, una percentuale significativa del PM10 viene emessa principalmente dal settore del riscaldamento civile. Ad essa si aggiunge una parte di particolato di origine secondaria, legato alla formazione di polveri sottili in atmosfera da inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e l’ammoniaca. È ragionevole pensare che la formazione di particolato secondario si possa essere ridotta nelle ultime settimane, a causa della diminuzione di emissioni di ossidi d’azoto da traffico mentre è rimasta sostanzialmente inalterata la componente emissiva primaria da riscaldamento civile.
 
Per questo motivo ad oggi non è possibile effettuare una correlazione tra la generale diminuzione di polveri occorsa negli ultimi 20 giorni e le misure di restrizione della circolazione della popolazione dovute al Coronavirus. E’ invece ragionevole pensare che le condizioni di instabilità atmosferica abbiano giocato un ruolo fondamentale nel disperdere gli inquinanti e nel tenere basse le concentrazioni di PM10. Vi è un indizio che gioca a favore di quest’ultima ipotesi.
 
Dal 8 al 13 marzo, nel pieno delle misure restrittive, si sono avuti alcuni giorni di parziale stagnazione degli inquinanti e in tutta la regione si è registrato un trend di accumulo con aumento dei livelli di PM10 fino a concentrazioni oltre il limite giornaliero. Venerdì 13 marzo si sono registrate le concentrazioni più alte, quando hanno superato il valore limite l’80% delle centraline della rete, con massimi vicini ai 100 µg/m3. L’arrivo di un’ulteriore instabilità nella giornata di sabato, molto ventosa, ha riportato i livelli di polveri significativamente al di sotto del limite, con livelli odierni sostanzialmente inferiori a 20 µg/m3
 

ARPA UMBRIA (29 APRILE 2020) - Analisi qualità dell'aria e COVID 19 in Umbria

Lo studio risulta molto utile per comprendere meglio la complessità del fenomeno e l’incidenza dei vari fattori di inquinamento atmosferico. Se da una parte, nonostante il blocco, abbiamo assistito ad un leggero innalzamento della presenza di polveri sottili, con picchi giornalieri dovuto a fattori esterni (le sabbie provenienti dall’Asia centrale alla fine di marzo), dall’altra, la riduzione di un inquinante come il Biossido di Azoto, ci conferma come il traffico veicolare incida sulla qualità dell’aria. Nei prossimi giorni, grazie ad ulteriori approfondimenti, riusciremo a caratterizzare le sostanze contenute nel particolato, così da poter quantificare quanto incidano sul totale le diverse sorgenti emissive, soprattutto in alcuni contesti urbani

ANALISI DEL SISTEMA ENERGETICO ITALIANO ENEA (13 MAGGIO 2020)
 
L’effetto COVID-19 impatta sul settore energetico nazionale sul fronte dei consumi, dei prezzi e delle emissioni CO2. È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell'ENEA che evidenzia una diminuzione del 7% rispetto al 2019 dei consumi di energia primaria e finale nei primi tre mesi dell’anno, con un picco del -15% per il solo mese di marzo. Inoltre, ENEA stima un possibile calo del 20% nel secondo trimestre 2020 e di ben oltre il 10% per l’intero semestre, sia per i consumi primari che per quelli finali. 
Nel primo trimestre dell’anno le emissioni di CO2 hanno segnato una drastica diminuzione (-10% circa) con la previsione di un -15% nel semestre.

IL PROGETTO PULVIRUS

Nasce con il principale intendo di offrire a istituzioni e cittadini informazioni, risposte e indicazioni, sulla base di dati scientifici, competenze ed esperienze in tema di inquinamento atmosferico e COVID-19 e in particolare vuole approfondire:

  • il discusso legame fra inquinamento atmosferico e diffusione della pandemia,
  • le interazioni fisico-chimiche-biologiche fra polveri sottili e virus
  • gli effetti del lockdown sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra.